Istituto Comprensivo "Bussolengo"

Verona

Racconto fantasy - Partecipazione al concorso FANTAVV.
Classe seconda B - Insegnante Lucia Montresor.

IL MONDO IN UN LIBRO

 

Dlin Dlon!! Abbassai la maniglia della porta d’ingresso e finalmente ero a casa mia. Un’ altra giornata da dimenticare: a scuola sembrava che fossi invisibile, domandavo e nessuno mi rispondeva; almeno finché a fine mattinata non uscivo e Mike, il bullo, e il suo gruppo incominciavano con la solita tiritera a cui ormai non facevo più caso: “Sfigata, sfigata!!”. Ma quel mercoledì d’inverno era andata anche peggio. Al momento di «Prendete il diario ragazzi» la prof mi aveva riservato una brutta sorpresa: per la ricerca di storia a coppie mi aveva assegnato come compagno proprio l’odioso e insopportabile Mike. Un po’ era colpa mia, non le avevo mai confessato quanto quel verme mi tormentasse!

Salii in camera mia ... “Selena, togliti le scarpe e rifai il letto, possibile che mi sia capitata una figlia del genere?” ecco il saluto più affettuoso che io abbia mai ricevuto da mia mamma. Mi distesi sul letto ed incominciai a pensare all’unica persona che mi avesse voluto bene, mio nonno. Ormai però non c'era più, se n'era andato, secondo quello che avevano detto i miei, per un incidente d'auto. Mio nonno...lui sì che riusciva a farmi sentire importante. Alla sera, prima di andare a letto, mi raccontava di mondi fantastici dove lui era l'eroe che salvava tutti. Come mi sarebbe piaciuto vivere un’avventura come le sue che tanto mi erano rimaste nel cuore!

Una vicenda molto meno avvincente mi aspettava per l’indomani: dovevo lavorare con Mike ed eravamo d’accordo di trovarci a casa sua. Mike è il rampollo di una ricca famiglia, vive in una vecchia villa piena di stanze, tra cui anche una biblioteca così grande da contenere diecimila libri, cosa inutile visto che lui non studia mai. Comunque era quello il posto che avevamo deciso di utilizzare per fare la ricerca. Guardando qua e là fra gli alti scaffali per cercare qualche libro utile, notai un volume che sembrava molto antico che mi incuriosì; così lo presi, mentre una nuvola di polvere mi circondava come una tempesta di sabbia nel deserto. Un po’ intimorita lo aprii e nella prima pagina notai subito una mappa, dove era scritto in caratteri elaborati “Ether”. Sicura di trovarmi di fronte a qualcosa di insolito e misterioso, decisi di coinvolgere anche Mike. Lui, fattosi improvvisamente serio, mi confidò che sicuramente avevamo trovato un documento importante.

Osservando attentamente i particolari della cartina, che era vecchia e rovinata, intravedemmo una stradina principale, costeggiata da rose bianche, che si diramava in molti altri sentieri, anch’essi affiancati da un diverso tipo di fiori (viole, tulipani, margherite…). Ognuno portava in un posto diverso del mondo dell’Ether come le oscure e pericolose grotte dei Goblin, le umide, sudice e puzzolenti paludi dei Troll. C’erano anche: un mare abitato dalle creature più temibili di tutte, le sirene; le rigogliose foreste che gli elfi condividevano con le fate, le montagne dei nani con le miniere e il Deserto dei Mostri; infine, al centro vi appariva una città fortificata: la Città delle Quattro Torri, in ognuna delle quali risiedeva uno degli elementi: acqua, fuoco, aria e terra. 

Aprii il libro e feci solo in tempo a leggere “C’era una volta il mondo dell’Ether, dove tutti vivevano felici e in pace finché …” quando vidi uno scintillio e… puf, ci apparve davanti una ragazza con una nuvola di capelli rosso fuoco, come i suoi occhi, che erano grandi e con un’espressione fiera ma dolcissima. Indietreggiai spaventata e mi strinsi a Mike che tremava come una foglia; chi era!?! Subito lei incominciò a parlare e ci disse che si chiamava Belia e veniva proprio da quel mondo. Ci raccontò come funzionavano le cose a Ether. Da quello che capimmo ognuno degli abitanti apparteneva alla famiglia di un elemento: acqua, fuoco, aria, terra; lei aveva il potere del fuoco. Ma da un po' di tempo le cose non andavano nel verso giusto: Firion, un uomo di un paese vicino, aveva rubato il potere del fuoco alla sua famiglia e creato paura e frammentazione fra gli abitanti, mettendo i vari poteri, che fino ad allora si erano alleati e si aiutavano, uno contro l'altro. Inoltre aveva costituito un esercito che minacciava costantemente la città.

 Mi sentivo come mio nonno nelle sue storie: in qualche modo dovevo assolutamente aiutare Belia e il suo mondo, ma che poteva fare una buona a nulla come me? Mi sarebbe servita una mano. Così, mentre Mike se ne stava imbambolato a guardare Belia e la mappa, presi il cellulare e telefonai a Christofer, il più agile e veloce tra i miei compagni, e a Sofia, quella intelligente in grado di creare un piano in pochi secondi. Spiegai in poche parole il problema e arrivarono velocemente, felici per l’avventura che li aspettava. Purtroppo, dato che era già lì, non mi potevo liberare di Mike, sarebbe stato in grado di rovinare tutto solo per farci uno scherzo o una delle sue battute, ma era molto forte e muscoloso e forse avremmo avuto bisogno anche di lui.

Per entrare nel portale, ci spiegò Belia, dovevamo leggere ad alta voce il libro così, poco dopo, ci ritrovammo davanti ad un albero di giada con frutti di rubini e ci infilammo nella   cavità che squarciava il suo tronco.

Ci addentrammo in un bosco; a me sembrava tutto uguale, ma Belia ci guidava come se lo conoscesse meglio delle sue tasche. Arrivammo ad una casetta di legno che sembrava fin troppo piccola per poterci vivere; aprimmo la porta e ci si presentò davanti un salotto accogliente che era almeno il doppio della casa vista esternamente. Io e i miei compagni ci lasciammo condurre davanti ad un piatto di minestra caldo e mangiammo con una voracità da lupi dopodiché sprofondammo in un sonno ristoratore.

Il mattino dopo ci svegliammo di buonora e, sotto indicazione di Belia, ci recammo al villaggio per analizzare la situazione: era peggio di quello che pensavamo. Le persone non si guardavano nemmeno in faccia, l'aria era come appestata di cattiveria. Provai a parlare con una ragazza che stava facendo il bucato, ma non si degnò neanche di guardarmi. Ok, c'era un problema... anzi adesso i problemi erano due: un enorme esercito stava circondando la città da tutti i lati. Le persone uscirono terrorizzate dalle case, provarono a prendere dei forconi, però non riuscivano ad organizzarsi: erano solo una massa urlante e spaventata. Qualcuno aveva già cominciato a superare le mura. La gente non sapeva che fare, così Sofia, con tono convincente, parlò loro ed espose un piano di difesa e Chris si pose a capo degli uomini e li guidò contro gli invasori. In breve i nemici furono sottomessi.

Improvvisamente tutto si fece silenzioso e, in mezzo alla piazza, con una fiammata comparve il capo, Firion; aveva un cappuccio che gli copriva in parte il volto, era vestito di pelli di animale e brandiva un’enorme spada.  La caratteristica più inquietante erano i suoi occhi rossi, ardenti come braci, che sembravano infuocare qualunque cosa o persona su cui si posavano. Le persone arretrarono impaurite.

 Sentii che era il mio momento, la “sfigata” poteva finalmente dimostrare il suo coraggio. Pensai a Mike: ora il bullo, invece di deridermi, poteva venire a darmi una mano, però di lui non c’era traccia. Sfilai la spada dal fodero della persona accanto a me e feci un passo avanti. Firion si girò ed alzò l'arma: lo scontro ebbe inizio. Non avevo nessuna possibilità di vincere, non avevo mai combattuto ma, appena impugnata quell’arma, sembrava che mi appartenesse da sempre. Era lei che parava quei colpi precisi e ne scagliava altrettanti contro Firion. Fu così che, senza neanche rendermene conto, dopo averlo disarmato, mi ritrovai a puntare la spada contro la sua gola. Dovevo solo dare l'ultimo colpo e tutto sarebbe finito. Con un ultimo rantolio Firion sussurrò: “Sai, quello che ti hanno detto i tuoi genitori su tuo nonno non è vero: l'ho ucciso io durante un duello”. Questa frase mi colpì al petto con la potenza di un fulmine, non riuscivo più a respirare...mio nonno, il mio fantastico nonno ucciso da questo mostro?? Non potevo crederci. Mentre pensavo, vedevo Firion che riprendeva la spada dietro di lui; io, però, non riuscivo a reagire, ero come immobilizzata. Si alzò e fece per darmi il colpo definitivo, però cadde a terra, colpito contemporaneamente dalle frecce dei miei compagni, i fantastici Chris e Sofia. Ci guardammo per un attimo e poi le persone intorno a noi iniziarono ad acclamarci e a festeggiare.  Mi sentivo talmente felice che mi misi a saltare di gioia. Osservai rapidamente intorno senza incontrare il volto di Mike e sussurrai ai miei compagni:  “ Ma dove si è cacciato Mike??”

Purtroppo non era ancora finita. Fuori dalle mura c'era un’altra  parte dell’esercito, più agguerrita che mai. Belia prese un pentolone ed incominciò a mescolare una pozione buttandoci dentro strane erbe. Infine aggiunse quattro piccole sfere luminose dicendo che contenevano tutti i poteri per diventare forti e resistenti. La fece bere a tutti e, insieme, iniziammo a scagliare scie di potere contro l'esercito, ma quello sembrava non sentirle nemmeno. Allora dalle mie mani uscirono, come per magia, dei fasci di luce bianca che si abbatterono contro i nemici e li trasformarono in cenere. Una lieve brezza la fece volare spargendola lontano come se fosse stato tutto un sogno. Ancora meravigliata di quello che avevo fatto incominciai a ridere senza sosta. Intorno a me i cittadini festeggiavano come se fossero stati un’unica persona. Anche Mike, Sofia, Chris ed io ci unimmo, prendendoci per mano. A quel punto Belia ci svelò che la pozione era un semplice succo di bacche e che avevamo vinto grazie alla nostra unione e al nostro coraggio.

La domanda “Dove sarà Mike?” ancora mi frullava in mente fino a che non sentii dietro di me dei rumori provenienti da un cespuglio. Mi girai di scatto e mi ritrovai di fronte Mike. Gli chiesi dove si fosse cacciato per tutto quel tempo! Rispose che era stato in mezzo alla folla e aveva combattuto con la gente. Io mi ero fatta un’idea: avendo paura si era nascosto tra le foglie; però lui continuava a negare l’evidenza.

Dopo feste e banchetti io e i miei compagni dovemmo salutare gli abitanti di Ether. Eravamo diventati tutti amici di tutti e stavamo bene insieme, però era arrivato il momento di rientrare nella realtà. Sapevo che una volta a casa sarebbe tornato tutto come prima: mia mamma che mi sgrida, la solita presa in giro a scuola, insomma la monotona vita da sfigata che nessuno vorrebbe avere.

C’era un’altra cosa che mi turbava… dover dire addio a Belia, ormai mia grande amica. Quando le corsi incontro lei fece una faccia imbarazzata. Mi confessò che non avrebbe voluto lasciarmi andare, ma riflettendo aveva capito una cosa importante: “Ognuno deve vivere nel mondo che gli appartiene” aggiunse emozionata. Ci riportò all’albero cavo da dove eravamo arrivati e, dopo un forte abbraccio, mi lanciò un’occhiata ammiccante come per dire “Vai e fatti valere”.

Il portale, Belia e tutto il suo fantastico mondo erano improvvisamente svaniti e noi ragazzi ci trovammo catapultati nella biblioteca di Mike, increduli di aver vissuto un simile avventura. Nessuno di noi aveva il coraggio di chiedere conferme agli altri. Visto che il mio orologio mi suggeriva che erano trascorse ben tre ore e non volevo essere sgridata, salutai i compagni e tornai subito a casa pensando che Mike quel pomeriggio non mi aveva mai presa in giro.

Il giorno dopo, appena entrata nel cortile della scuola, i “bulli”, i ragazzi del gruppo di Mike, mi accolsero con le solite frasi canzonatorie. Io non ci badai tanto, ma quando vidi proprio lui correre verso di me non esitai a pensare al peggio. Invece Mike, con mia grande sorpresa, intimò loro di smetterla e pronunciò la frase più bella che qualcuno mi avesse mai rivolto: “SELENA NON E’ UNA SFIGATA, LEI E’ UN’ EROINA!”

 

FINE

 

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Ultimo aggiornamento: 09/06/2017 - Articolo visualizzato 357 volte